Bevagna è circondata dai fiumi: dal Clitunno che si getta nel Teverone, prendendo il nome di Timia. Il Clitunno, poco prima di confluire nel Teverone, forma l’Accolta, antico lavatoio pubblico, e una cascata ammirata dai turisti.

 

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I PONTI

1 – Ponte sul fiume Clitunno

2 – Ponte sul Teverone 

3 – Ponti sull’ Accolta

4 – Ponti sul Clitunno e Teverone

5 – Ponte delle Tavole sul Timia

6 – Ponti sul Timia

7 -Ponte sul Timia a Cantalupo 

Ponte della Flaminia sul Cltunno

 

 

ACCOLTA (LAVATOIO PUBBLICO)

Realizzato in un invaso in cui confluiscono le acque del fiume Clitunno che fuoriescono formando una cascata. A pochi metri dalla cascata il fiume Clitunno confluisce nel Teverone, prendendo il nome Timia.

 

AISO

Nelle vicinanze di Bevagna, tra il verde dei campi, occhieggia l’Aiso, un piccolo lago di forma circolare che ha suscitato interesse e suggestioni fin dall’antichità. Nelle carte topografiche e nei documenti ufficiali del territorio, il Lago compare anche come Abisso o Abiso a indicare il mistero di una realtà nascosta, sfuggente e l’imperscrutabilità delle sue acque profonde, che mal si conciliano con la ridottissima superficie. Si tratta più precisamente di una risorgiva di grande valenza idrografica e naturalistica, per questo inserita tra i siti di rilevante interesse comunitario (SIC). Del resto l’Aiso e il suggestivo territorio circostante devono avere attirato l’attenzione dell’uomo fin dal periodo preromano. Presso le rive del Lago, infatti, nel 1774, si rinvenne un bronzetto votivo a figura di guerriero di epoca umbra databile al VI-V secolo a. C., ora disperso, che testimonia l’esistenza di un arcaico luogo di culto, molto simile alle più note Fonti del Clitunno.

Il Lago deve la sua particolarità e la fama anche a una leggenda molto conosciuta e ancora narrata nell’ambito del territorio che lo accoglie: quella di Chiarò, un contadino che sprofondò con la propria casa in una voragine, per essersi dedicato alla battitura del grano il 26 di luglio, giorno di Sant’Anna, in cui le attività rurali dovevano essere sospese per una sorta di rispetto liturgico, riferito alle prassi lavorative contadine. Si tratta di una saga che ha saputo stimolare, già a partire dal Seicento, diversi studiosi di demologia umbra, di antropologia e di storia delle tradizioni popolari che nel corso del tempo si sono dati il compito di comprendere, interpretare e spiegare una serie di aspetti legati alla natura del luogo e connessi alle credenze locali

(A. Crisanti in Grande Dizionario di Bevagna, p 1).

 

 

AISILLO

Nella piana situata ai piedi del colle della Ss. Annunziata, in vocabolo Avelle, ci sono tre polle d’acqua, denominate Aisillo, diminutivo forse derivato dal nome della non distante risorgiva, comunemente nota come Aiso. Questo era sicuramente un luogo di culto in uso tra la fine del II sec. a. C. e il IV sec. d. C. e dagli scavi effettuati sono venuti fuori due bracci di un portico, che circoscrivono uno spazio con al centro una grande vasca circolare, dove ancora si raccolgono le acque della risorgiva. L’ambiente più intatto presenta un pavimento a mosaico costituito da un tappeto di tessere bianche ornato da tre file di tessere rosa. L’antica Mevania dal IV sec. a. C. aveva un ruolo preminente tra il popolo umbro, specialmente in campo religioso.
E in questa pianura ci doveva essere una via triumphalis pavimentata con pietra del Subasio a cura del collegio sacerdotale dei magistri Valetudinis (o novemviri) per favorire una frequentazione a scopi cultuali dei diversi santuari rurali, dove l’acqua aveva un ruolo centrale, replicato all’opposto da un sistema di vasche su cui si reggeva l’area sacra mevanate di viale Properzio. In entrambi i casi, il modello ultimo di questi santuari si identificava nello stesso lucus del Clitunnus descritto da Plinio come un insieme di risorgive. La principale divinità venerata nel santuario dell’Aisillo va probabilmente identificata in Valetudo nel suo duplice rapporto con le sfere della sanatio e della victoria per cui c’era l’interesse di tutto il collegio sacerdotale mevanate verso tale luogo.