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	<title>Frazioni &#8211; Visit Bevagna</title>
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	<description>Portale Turistico Istituzionale del Comune di Bevagna</description>
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		<title>GAGLIOLI</title>
		<link>https://www.visit-bevagna.it/item/gaglioli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministrazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 11:06:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il santuario della Madonna delle Grazie, attraversando prima il torrente Anasso e poi l’Attone si arriva al castello che, come biglietto da visita, conserva nella cinta medievale un bel torrione semicilindrico, pieno di fascino. La veduta del torrione ci rimanda all’assedio che i todini posero nel 1273 a Gaglioli, ritenuta la porta d’accesso a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il santuario della Madonna delle Grazie, attraversando prima il torrente Anasso e poi l’Attone si arriva al castello che, come biglietto da visita, conserva nella cinta medievale un bel torrione semicilindrico, pieno di fascino.</p>
<p>La veduta del torrione ci rimanda all’assedio che i todini posero nel 1273 a Gaglioli, ritenuta la porta d’accesso a Bevagna. Secondo il Piergili a valle c’era il culto di Latona da cui avrebbe preso il nome il torrente Attone o Lattone, mentre alla sommità del colle ci sarebbe stato il culto di Apollo.</p>
<p>Le attuali via Castello di Radione e via Panoramica di Santa Potenza richiamano il passato.</p>
<p>All’interno del borgo c’è la chiesa di Santa Maria del sec. XIV, ma completamente rinnovata. Sulla parete a sinistra dell’altare centrale appare una cappellina con affrescati tre santi: San Nicola da Tolentino tra San Francesco e il Beato Giacomo con la scritta <em>questa cappella de sancto nicola sie factta per voto del castello</em>.</p>
<p>Nelle vicinanze si può visitare Gaglioletto. All’ingresso di questo villaggio, oggi quasi abbandonato, fa bella mostra di sé una Maestà rappresentante la Madonna con il Bambino.</p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><strong> Annarita Falsacappa, Giovanni Mariotti, Paolo Porzi &#8211;</strong>  <em>BEVAGNA GEMMA DEL PIANO. Immagini insolite e storie inedite &#8211;</em> Dimensione Grafica Editrice &#8211; 2013 &#8211;  pp. 281-282</span></p>
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		<title>CANTALUPO</title>
		<link>https://www.visit-bevagna.it/item/cantalupo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministrazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 11:09:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il capoluogo, Cantalupo è il paese più grande del Comune di Bevagna. Collocato ad un’altitudine di 204 metri sul livello del mare, a mezza strada tra Cannara e Bevagna e all’incrocio tra il torrente Attone (in origine Lattone) e uno dei percorsi della Via Perugina, Cantalupo è arrivato a contare 1.034 abitanti nel 1951, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il capoluogo, Cantalupo è il paese più grande del Comune di Bevagna. Collocato ad un’altitudine di 204 metri sul livello del mare, a mezza strada tra Cannara e Bevagna e all’incrocio tra il torrente Attone (in origine Lattone) e uno dei percorsi della Via Perugina, Cantalupo è arrivato a contare 1.034 abitanti nel 1951, per poi scendere a 332 nel 2001 e risalire intorno ai 500 nel 2018.</p>
<p>L’origine del suo nome, come quella degli altri nove Cantalupo italiani, è piuttosto misteriosa, e sull’appellativo circolano almeno tre ipotesi: la più fantastica vuole che, in quella zona, quando c’era vento, si sentissero ululare i lupi, e fosse quindi indicato come un posto in cui il lupo cantava, da cui Cantalupo; un’altra fa riferimento ad un toponimo prediale, per cui si potrebbe trattare di <em>castrum Lupi</em>, dal nome di Lupo, discendente degli Antignano; una terza ipotesi, la più suggestiva, considera il luogo come liminale di un vasto territorio dedicato a Giano (Torgiano, Limigiano, Giano dell’Umbria), il cui nome sarebbe derivato da “cantatus lucus”, cioè bosco sacro (allo stesso dio), destinato a trasformarsi da Cantaluco a Cantalupo.</p>
<p>Le sue prime notizie storiche risalgono allo Statuto di Bevagna dell’anno 1500, che in realtà raccoglie e risistema disposizioni di Statuti ben più antichi. Qui Cantalupo viene chiamato in causa ben sette volte come <em>castrum</em>. Ma sulla traduzione del termine è bene intendersi: un <em>castrum</em> collocato in altura può senz’altro trasformarsi in <em>castellum</em> (castello) come nel caso di Castelbuono, oppure consistere in una <em>turris</em> (torre d’avvistamento) come nel caso di Torre del Colle, ma un <em>castrum</em> di pianura va tradotto con termini quali “accampamento fortificato” (non a caso, la sua origine è militare) o, nella tradizione bizantina, a “borgo chiuso”. Insomma, Cantalupo sembra essere stato in partenza un insieme di casupole, disposte in modo conchiuso a ridosso di un corso d’acqua, e non un castello.</p>
<p>All’alba del Duecento è verosimile che nei suoi paraggi sia transitato San Francesco (1181/82-1226) nei suoi spostamenti tra Assisi e la via Flaminia. L’agiografia francescana (Tommaso da Celano, i Fioretti) colloca in proposito in una località nei pressi di Cannara l’episodio della “Predica agli uccelli” di San Francesco &#8211; episodio oggi richiamato da un’edicola sacra in località Piandarca, giusto a poca distanza da Cantalupo. Come hanno osservato storici più accreditati, la ricostruzione di quella “Predica” è probabilmente inventata, mentre non lo sarebbe il transito.</p>
<p>Tra il XVI e il XVIII secolo si compie la trasformazione di Cantalupo da <em>castrum</em> a <em>villa</em> (borgo di campagna costruito intorno a residenze padronali). L’ingentilimento dei suoi costumi è dimostrato da due affreschi, risalenti al Cinque-Seicento, situati nel cuore del paese. Il primo riproduce un’immagine dell’Annunciazione e si trova nel loggiato della casa appartenente oggi ad Eulogio Franceschini. Il secondo, ritrovato in una nicchia all’interno di un’abitazione privata adiacente, mostra al centro la Madonna col Bambino, San Sebastiano e San Rocco. L’immagine di San Rocco, considerato il protettore dei pellegrini e degli appestati, farebbe pensare che nell’area si trovasse un edificio monastico o un ospitaletto anche se non ne rimangono tracce documentate.</p>
<p>Sono però le visite pastorali del Sei-Settecento dei vescovi di Spoleto ad attestare la crescita di Cantalupo come <em>villa</em> sempre più ampia. Da uno dei numerosi documenti dell’Archivio Storico Diocesano di Spoleto, si ricava che la “Villa Cantalupi” fosse dotata di un Monte Frumentario e di ben quattro chiese: Beata Vergine dei Sette Dolori, Sant’Angelo (San Michele Arcangelo), San Biagio e San Giovanni, con l’aggiunta della chiesa dell’Annunciazione in località Montarone. La chiesa della Beata Vergine dei Sette Dolori diventa nel corso del tempo l’odierna chiesa di Santa Maria Addolorata, mentre nel Novecento scompaiono progressivamente i resti della chiesa di San Biagio.</p>
<p>Peraltro, per essere tale, una <em>villa </em>deve poter contare sulla presenza di grandi possidenti. Se sappiamo da ricostruzioni dello stato delle anime di più lunga data che a Cantalupo ci sono almeno due famiglie ricche (i Luccioli Falconieri e i Torti), il settecentesco Catasto Avellani ce lo conferma elencando le numerosissime terre coltivabili e coltivate di proprietà dei Luccioli in una vasta area di pianura e collinare intorno al paese.</p>
<p>Nel corso del XX secolo Cantalupo si sviluppa rapidamente, invertendo, per peso demografico e dimensione urbana, il rapporto con Castelbuono, destinato lentamente ma inesorabilmente a perdere abitanti. L’insediamento collinare si rivela sempre meno funzionale, e la cosa favorisce la maggiore comodità dei borghi di pianura. La crescita di Cantalupo si registra in almeno tre sfere: nell’identità civile, nella coscienza politica e nell’ammodernamento infrastrutturale. Testimonianza della prima sfera è l’impegno dei cantalupesi a onorare i propri morti nella Prima Guerra Mondiale, con una lapide, e, dopo la Seconda Guerra Mondiale, con un monumento ai caduti di entrambe le guerre.</p>
<p>La vivacità degli scontri politici è destinata a risvegliarsi anche intorno alla passione musicale che nella prima metà del Novecento coinvolge appieno i ceti popolari. Almeno fin dal 1902 si hanno notizie della Fanfara di Cantalupo, composta unicamente di ottoni, nonché di una scuola di musica particolarmente affollata fino al 1926. La Fanfara è il vanto del paese: anima feste popolari e feste religiose, partecipa a matrimoni e funerali, viene invitata a suonare nei borghi vicini.</p>
<p>Nel 1927, in piena era fascista, il giocattolo si rompe. Forse per divergenze politiche (alcuni musicanti erano rimasti socialisteggianti mentre altri avevano aderito al Regime) o solo per questioni personali, si formano due Fanfare: la Fanfara Veloce e la Fanfara Terribile, che svolgono le prove in due cantine differenti. Ma dopo una sospensione dell’istituzione musicale a Cantalupo, nel 1928 la Fanfara riunificata, trasformatasi in Banda, riprenderà l’attività continuando a sopravvivere tra alti e bassi fino al 1958.</p>
<p>Ma è sul piano del senso di appartenenza e della coesione sociale che lo <em>spirito di Cantalupo</em> resiste nel tempo. Nel 1978 si costituisce la Pro Loco di Cantalupo-Castelbuono per la valorizzazione delle bellezze ambientali e artistiche del territorio e per la difesa e la riproposizione delle tradizioni popolari locali. Fin dall’inizio, la sua iniziativa più conosciuta è la <em>Sagra della Lumaca</em>, nata dall’impegno di due appassionati cantalupesi, Giuseppe (Peppe) Pensa e Leonello Tordoni, e dalla fatica generosa e volontaria di moltissime donne, tra cui Giacomina Tamburo. Essa si svolge nell’ultima settimana di agosto (dal 2016 viene proposta anche come “Lumache in inverno”) nell’ampio Centro Polivalente del paese. Come recita il sito della Pro Loco, “la Sagra della Lumaca è diventata un punto di riferimento gastronomico e culturale per la regione ponendosi tra le sue manifestazioni di maggiore interesse grazie alla capacità di trasmettere i valori della tradizione umbra. Dai pochi chili di lumache raccolte dagli abitanti nelle campagne di Cantalupo di Bevagna, oggi, durante la Sagra, si cucinano oltre 80 quintali di lumache. Alla Sagra della Lumaca lavorano oltre 150 volontari del paese e dei paesi vicini e ha un’affluenza di oltre diecimila presenze. Dal 1995 Cantalupo è una delle quindici Città della Lumaca, disseminate in tutta Italia, dalla Sicilia al Piemonte, che hanno come punto di riferimento l’Associazione Nazionale Elicicoltori”.</p>
<p>La Pro Loco, però, non si limita a questo: nel 2010 essa si fa sostenitrice della nascita del Parco della Scultura di Castelbuono, che prende il via sotto la direzione di Paolo Massei e che da allora celebra ogni anno le sue istallazioni nell’ambito della Settimana della Cultura della Pace che si tiene proprio a Castelbuono tra il 25 aprile e il 1° maggio.</p>
<p>Alcuni membri della Pro Loco (in primis, Domenico Lanari) e altri cantalupesi fondano inoltre nel 1988 il “Centro di Solidarietà Ape”. Il Centro, che è gestito da volontari e conta circa 700 soci suddivisi in 280 nuclei familiari, si autofinanzia e raccoglie fondi con lo scopo di aiutare gratuitamente tutti coloro che hanno bisogno di strumenti sanitari in caso di malattie fortemente invalidanti.</p>
<p>Per i bevanati, gli umbri e i buongustai di altre provenienze, il nome di Cantalupo resta oggi associato essenzialmente alla Sagra della Lumaca. C’è del vero in questa percezione, ma non è tutto. Alla metà di agosto di ogni anno, una settimana prima dall’avvio della Sagra, moltissimi cantalupesi (circa 200 tra residenti ed esuli) si ritrovano nel Centro Polivalente per incontrarsi e per pranzare insieme. Più che pensare ai lupi e alle lumache, essi sono lì soprattutto per festeggiare – in una società dispersiva nelle assonanze e negli affetti come quella odierna &#8211; un antico e rinnovato senso di appartenenza. Un’identità collettiva che può apparire perfino inverosimile a chi di Cantalupo non è.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 10pt;"><strong>Segatori,</strong> <em>GRANDE DIZIONARIO DI BEVAGNA</em>, Vol 11 &#8211; pp : 8-9</span></p></blockquote>
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		<title>CASTELBUONO</title>
		<link>https://www.visit-bevagna.it/item/castelbuono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministrazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 11:12:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tornando a Cantalupo, a destra, si devia lungo il torrente Attone e si sale a Castelbuono. Probabilmente il primo insediamento risale alla fine del X secolo ed il castrum aveva scopi difensivi. Oggi si vedono i resti di un castello molto suggestivo che nel Medioevo costituiva con quello di Limigiano la difesa di Bevagna da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tornando a Cantalupo, a destra, si devia lungo il torrente Attone e si sale a Castelbuono.</p>
<p>Probabilmente il primo insediamento risale alla fine del X secolo ed il <em>castrum</em> aveva scopi difensivi.</p>
<p>Oggi si vedono i resti di un castello molto suggestivo che nel Medioevo costituiva con quello di Limigiano la difesa di Bevagna da Todi, sul versante nord-occidentale. Quello che rimane della cerchia muraria testimonia la storia di questo libero Comune, che ebbe un proprio statuto nel 1345, pubblicato, nell’ambito del progetto Montagna, dall’Istituto comprensivo di Bevagna nel 2004 con il contributo della Pro-Loco di Cantalupo Castelbuono.</p>
<p>Il nome con il quale Castelbuono compare nelle prime fonti documentarie, forse di derivazione antroponimica, è <em>Castrum Abbonis</em> o Abboni, <em>Castellum Aboni</em>.</p>
<p>È da evidenziare il fatto che oggi in Italia esiste un solo comune con lo stesso nome: Castelbuono, in provincia di Palermo.</p>
<p>Delle cinque chiese esistenti, rimane Santa Maria Assunta con un curioso campanile poligonale a due archi a sesto acuto alla base. All’interno, tra gli altri, a sinistra dell’altare maggiore si può osservare in un’edicola un affresco di Ascensidonio Spacca detto il Fantino, rappresentante la Madonna con il Bambino, San Giuseppe e San Giovanni Evangelista; a destra la Madonna della Misericordia e i Misteri del Rosario di anonimo del XVI sec., con un San Domenico aggiunto dallo stesso pittore.</p>
<p>Lungo le pareti si evidenziano delle cappelle decorate.</p>
<p>Inserito nell’angolo di un muro di casa, all’interno del borgo, appare un frammento di un coperchio di urna cineraria in travertino a doppio spiovente.</p>
<p>Frontalmente si nota una figura togata a mezzo busto, l’iscrizione si allunga su un’unica riga lungo il listello di base del coperchio: Cn(aeus) Salvenus. La gens Salvena è documentata da altre due iscrizioni sempre incise su coperchi di urne cinerarie provenienti forse da Torre del Colle, non lontano da Castelbuono e quindi forse dello stesso complesso tombale.</p>
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<p><span style="font-size: 10pt;"><strong>Annarita Falsacappa, Giovanni Mariotti, Paolo Porzi</strong><strong> </strong><em><strong>– </strong>BEVAGNA GEMMA DEL PIANO. Immagini insolite e storie inedite – </em>Dimensione Grafica Editrice – 2013 –pp. 227-228</span></p>
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		<title>LIMIGIANO</title>
		<link>https://www.visit-bevagna.it/item/limigiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministrazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 11:14:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Salendo per la strada che conduce a Collemancio e deviando a sinistra in via Costa del Sole, si arriva in località Fonte della Tina, sotto il castello di Limigiano, dove scorre il torrente Rapace, che da San Sisto (Castelbuono) scende verso Cannara. È un luogo selvaggio, dove la natura sta riconquistando spazio nel silenzio più [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Salendo per la strada che conduce a Collemancio e deviando a sinistra in via Costa del Sole, si arriva in località Fonte della Tina, sotto il castello di Limigiano, dove scorre il torrente Rapace, che da San Sisto (Castelbuono) scende verso Cannara.</p>
<p>È un luogo selvaggio, dove la natura sta riconquistando spazio nel silenzio più profondo, perché in piena estate non si sente neppure il rumore dell’acqua.</p>
<p>La pozza di acqua sulfurea, oggi non più pura per diverse infiltrazioni, è oggetto di storie, più o meno fondate e lontane nel tempo, raccontate ancora dagli abitanti del luogo. Ci si cala in un’atmosfera magica, fantastica e riferita a prima e dopo il periodo romano, perché si parla del ritrovamento nel territorio tra Limigiano e Collemancio anche di un corno ci cervo megacero gigante, che poteva avere un’apertura delle corna fino a 3 metri nel pleistocene medio. I ragazzini si calavano da Limigiano in questo fosso, che era un po&#8217; il centro di ritrovo, per fare il bagno, per bere l’acqua e per trovare qualche pietruzza di mosaico, divertendosi in giochi allora immaginari.</p>
<p>Un po&#8217; sotto terra, infatti, sono stati trovati i resti di una villa del periodo romano. Ne parlarono tra i primi Giulio Baldaccini e poi Giovanni Canelli Bizzozzero, che stava dirigendo gli scavi a <em>Urvinum Hortense</em>. Durante alcuni lavori agricoli fu scoperto un mosaico, parte di un edificio termale, che aveva due rampe di gradini di pietra: una conduceva al livello superiore e l’altra scendeva verso il torrente.</p>
<p>In un tratto del fosso sono visibili blocchi di pietra, che determinano una differenza di quota e quindi una cascata. Il luogo è chiamato Borgo di Maria Chiara, dal nome dato dalla gente all’antica regina che, bevendo l’acqua, si dice guarì dalla scabbia.</p>
<p>La regina sarebbe stata solita ripetere: “Li mi sano”, espressione che forse dette il nome al castello. Secondo altre ipotesi, il toponimo deriverebbe dal latino limite sano, in quanto il castello, del X secolo, sorgeva sulla parte più sana del territorio, circondata dalle paludi seguite al prosciugamento del <em>lacus umber</em>; oppure, e questa sembrerebbe l’ipotesi più plausibile, il castello deriverebbe il suo nome dal dio Giano. Più a monte c’è località Catenillo, dove i ragazzi facevano il bagno. Ritornando sulla via Perugina verso Bevagna, poco avanti, si sale a destra in via Limigiano. Entrati nel castello, appare il vecchio monastero. Il cortile mantiene la struttura architettonica originaria, con un pozzo centrale. Il monastero, fondato nel 1058 e dedicato a Sant’Angelo, fu dipendente prima da Perugia e poi da Sassovivo sempre con la regola di San Benedetto.</p>
<p>Scrive lo Spetia che non sempre gli avvenimenti di questo monastero ebbero un carattere religioso. A seguito di episodi di monaci (Francesco e Gennaro) in cerca di avventura galanti, ci fu una rivolta degli abitanti di Limigiano contro il monastero, che, invaso e messo a ferro e fuoco, vide l’uccisione dell’abate Francesco e di altri monaci.</p>
<p>Ruggero Trinci, priore di San Feliciano di Foligno, fu incaricato di far svolgere il processo, constatato dagli atti che i delitti erano veri.</p>
<p>La chiesa di San Michele Arcangelo è a tre navate: quella a s. è divisa in cappelle con, in fondo, un affresco raffigurante il martirio di San Sebastiano e sulla volta gli Evangelisti. Presso la porta c’è un capitello romano con l’acquasantiera, mentre l’altare maggiore poggia su un rocchio di colonna romana. Sulle pareti esterne si possono vedere le bifore della facciata e le monofore delle absidi.</p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><strong>Annarita Falsacappa, Giovanni Mariotti, Paolo Porzi</strong><strong> </strong><em><strong>– </strong>BEVAGNA GEMMA DEL PIANO. Immagini insolite e storie inedite – </em>Dimensione Grafica Editrice – 2013 – pp. 221-226</span></p>
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		<title>TORRE DEL COLLE</title>
		<link>https://www.visit-bevagna.it/item/torre-del-colle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Amministrazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 20:35:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uscendo da Porta Guelfa e passando il ponte sul Timia, si arriva, salendo, al borgo di Torre del Colle, già denominata in epoca medievale, Torre San Lorenzo, antico feudo dei conti di Antignano. Entrando attraverso un arco a sesto acuto di arenaria, si passa sotto un voltone e si arriva ad un caratteristico crocevia con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Uscendo da Porta Guelfa e passando il ponte sul Timia, si arriva, salendo, al borgo di Torre del Colle, già denominata in epoca medievale, Torre San Lorenzo, antico feudo dei conti di Antignano. Entrando attraverso un arco a sesto acuto di arenaria, si passa sotto un voltone e si arriva ad un caratteristico crocevia con a sinistra case del ‘400 le cui pareti sono decorate con palle di cannone in arenaria. Proseguendo a destra si trova una vecchia casa, che era un luogo di devozione della Madonna della Valle negli anni ’30 del secolo passato. Infatti tra il borgo e il santuario ci sono infiniti e coinvolgenti intrecci. La facciata appare molto rovinata e sopra la porta a stento si riesce a leggere: <em>viva Maria via Gesu’ si pror […] le donne scandalose anno 1934 stortini pierino</em>.</p>
<p>All’interno, dopo una stanza malmessa con camino, si entra in un ambiente con due affreschi sulla parete di fondo, entrambi opera del pittore Turiddo Balicchia di Ancona, che li realizzò nel 1935. Sul primo, rappresentante la Sacra Famiglia, si legge in un lato: <em>w Maria – w il Re – w le Sante Palme</em> e nell’altro <em>w Gesu’ &#8211; w il Duce</em>; il secondo illustra l’adorazione dei Magi.</p>
<p>Per quello che racconta il nipote Ireno, Stortini Pierino era il coordinatore di un diffuso movimento di venerazione della Madonna della Valle, che però si concretizzava soprattutto in questa casa a Torre del Colle, dove aveva fatto affrescare l’immagine della Madonna <em>asserendo che la Madonna aveva trasferito colà la sede delle sue grazie. </em>A suo dire, furono registrati diversi eventi soprannaturali causati dall’immagine della Madonna, che risolse i casi più disparati e la devozione aumentò, arricchendo la chiesina di innumerevoli ex voto.</p>
<p>Lungo la cerchia muraria del castello rimane un bel torrione semicilindrico orientato verso la valle dell’Attone e dentro si respira aria di altri tempi.</p>
<p>Di fronte al torrione medievale c’è un rudere del muro di cinta del vecchio cimitero, che esisteva sotto il borgo e che fu eliminato per il paesaggio della rete fognaria. I resti delle ossa furono trasportati nel cimitero di Bevagna durante i lavori eseguiti negli anni ’60.</p>
<p>Oggi è stato realizzato un ampio ed inedito progetto di riuso a fini ricettivi degli ambienti più significativi (torrione ordinato su tre livelli, con la riscoperta del terrazzo punto strategico di guardia, l’edificio delle scuole e dell’emporio), che ha il suo baricentro intorno all’ex frantoio, ora ristorante per far rivivere ad uso pubblico una significativa realtà.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LA CHIESA NUOVA DI TORRE DEL COLLE</strong></p>
<p>Nella località Ponte di Torre del Colle, nascosta dalla vegetazione, si erge la chiesa nuova di Torre del Colle.</p>
<p>La costruzione è una struttura tipica dell’architettura degli anni settanta, progettata e realizzata dall’architetto Piero Sartogo, dall’ingegnere Valenti e dalla ditta Lanfranco Brizi di Faustana di Trevi. È una chiesa che racchiude in sé un universo simbolico della fede cristiana.</p>
<p>L’altare, opera di una scultrice, Baverly Pepper, che vive tra Todi e New York, viene provvisoriamente realizzato in ferro. Il progetto è particolarmente apprezzato negli anni settanta dal cardinale di Boston, che ne chiede una copia.</p>
<p>Opera di Clemens Klopfenstein, artista svizzero, da molti anni residente a Bevagna, è l’affresco raffigurante il martirio di San Lorenzo.</p>

<p style="text-align: center;"><strong>LA CHIESA DI SAN LORENZO</strong></p>
<p>La chiesa di San Lorenzo sorge a ridosso delle mura perimetrali del Borgo di Torre del Colle, nel XIV secolo feudo dei Conti di Antignano, precisamente sul punto più alto del piccolo paese e la facciata modesta della chiesa sovrasta una graziosa piazza dalla quale si può scorgere un panorama idilliaco.</p>
<p>La costruzione originaria del X secolo ha subito notevoli modificazioni esterne che però non mutano lo stile degli esordi prettamente medievale.</p>
<p>La Chiesa denominata di San Lorenzo dà il nome all’intero Borgo che sorge proprio intorno al piccolo edificio del culto cristiano.</p>
<p>All’interno della Chiesa di San Lorenzo è presente una tela del ‘500 con la Madonna in Gloria e i Santi Pietro, Paolo e Francesco, opera attribuita ad Ascensidonio Spacca.</p>
<p><span style="font-size: 10pt;"><strong>Annarita Falsacappa, Giovanni Mariotti, Paolo Porzi</strong><em><strong> – </strong>BEVAGNA GEMMA DEL PIANO. Immagini insolite e storie inedite – </em>Dimensione Grafica Editrice – 2013 – pp. 229-236</span></p>
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